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Triduo per Santa Caterina de’Ricci, compatrona di Prato

31 Gennaio 2012 C Categoria: Tradizioni, Vita ecclesiale | Tag: , , ,

Il 3 febbraio avrà inizio il tradizionale triduo per le festa annuale in onore Santa Caterina De’ Ricci compatrona di Prato. La Santa, festeggiata dalla Basilica e dal Monastero domenicano di San Vincenzo Ferreri, morì il 2 febbraio 1590; fu beatificata nel 1732 e canonizzata nel 1746.

Caterina nacque a Firenze con il nome di Sandrina il 25 aprile del 1523, entrò a dodici anni nel monastero di San Vincenzo. Fin dall’infanzia fu spinta alla meditazione della Passione di Cristo e il primo febbraio del 1542 la Santa ebbe la sua prima estasi mistica, un fenomeno che si ripeté per dodici anni. La notizia arrivò anche a Papa Paolo III che inviò un emissario per un esame, il cui esito fu positivo. Il 14 dello stesso mese ricevette le stimmate, rimaste sempre visibili sul suo corpo e nel Natale successivo visse con dolore le spine della corona di Cristo. Caterina è ricordata anche per un ricchissimo epistolario con moltissime persone tra cui San Filippo Neri, San Carlo Borromeo e Santa Maria Maddalena de’Pazzi. Sotto la sua direzione, fu sottopriora e priora, la comunità di San Vincenzo fiorì e aumentò, arrivando a contare anche 160 monache.

Le celebrazioni cominciano giovedì 2 febbraio alle 17 con la messa celebrata dal Vescovo Simoni in occasione della Giornata della vita consacrata.
Il primo giorno del Triduo, venerdì 3 febbraio, messe alle 8 e alle 10,30, celebrano rispettivamente don Moreno Paci e don Andrea Guglielmi. Nel pomeriggio vespri alle 16,30 e alle 17 la messa celebrata dal can. Daniele Scaccini.
Sabato 4, don Giuseppe Lo Porto celebra messa alle 8, alle 10,30, padre Giovanni Giannalia e alle 17, presiede la celebrazione eucaristica il Vescovo Simoni; partecipa la corale Domenico Zipoli.
Domenica 5, alle 8 il canto delle Lodi e poi la messa celebrata dal rettore della basilica can. Guglielmo Pozzi; alle 10,30 celebra don Antonio Pacilio e alle 17 padre Antonio Idda.

Nell’immagine, un particolare dell’altorilievo in marmo bianco di Girolamo Ticciati «Miracolo dell’abbraccio del Crocifisso», all’interno della basilica di San Vincenzo Ferreri

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