La “sticker art” di Clet Abraham arriva anche a Prato: e i cartelli stradali diventano piccole opere d’arte
4 Novembre 2011
Uno dei cartelli stradali "ritoccati" da Clet Abraham, questo è in piazza Ciardi (foto Paola Conti)
Le città di oggi: giungle urbane, grovigli di strade e vicoli in cui anonimi esseri umani si avventurano tra l’indifferenza generale. Tra piani regolatori selvaggi e incuria estetica, anche il più piccolo segno artistico può rendere un po’ più vivibili i centri urbani dei nostri tempi.
Da qualche tempo – sicuramente molti non se ne saranno accorti – i cartelli stradali di alcune strade di Prato presentano qualcosa di strano: il segnale del divieto d’accesso trasformato in un operaio che trasporta una sbarra bianca, la T della strada senza sfondo divenuta l’immagine stilizzata di un crocifisso, il segnale del divieto di transito reso sede di un insolito omino vitruviano. Non sono vaneggiamenti, e nemmeno piccoli scherzi di uno street writer: sono opere d’arte! Da qualche tempo Clet Abraham, francese di 43 anni residente a Firenze da cinque, sta cambiando la segnaletica stradale con adesivi e figure stilizzate, utilizzando la così detta “sticker art”. Già la città di Firenze era stata rapita da questo insolito messaggio: cittadini e turisti, sorpresi ai semafori e agli incroci da queste figurine, si erano chiesti quale fosse il senso e la provenienza di quel gesto. Fino a quando la municipale non ha sorpreso Abraham nell’atto di attaccare uno dei suoi sticker: “Verbale e 400 euro di multa; – ha raccontato Clet – ma proprio da questo mio scontro con le autorità vorrei partire per aprire un dibattito sullo spazio visivo urbano. Il mio intento non è cancellare i segnali stradali, che stanno invadendo le nostre città e le nostre strade, ma renderli reversibili”. Se a Firenze la “rivoluzione urbana” di Clet Abraham è stata osteggiata, in città come Milano il giovane artista ha potuto lavorare con più tranquillità.
Da qualche tempo l’arte di Abraham ha conquistato anche Prato: sono stati avvistati strani segnali in zona Ponte Datini e in zona Piazza Ciardi (come ci ha segnalato la nostra lettrice Paola Conti), oltre ad altri cartelli sparsi per le vie di Prato. La volontà di Clet è evidente: “ Voglio offrire uno stimolo popolare per conquistare una visione più umana degli spazi urbani, – ha dichiarato – toccando un simbolo di autorità che invece rappresenta una cultura che vuole de-responsabilizzare i cittadini, e non coinvolgerli!”.
Elia Frosini












Bell’articolo ! Grazie. Ci sono mamme che a volte devono spiegare ai bambini come mai quei cartelli stradali sono diversi: ora sanno cosa rispondere !
In tema di cartelli nella provincia di Prato non ci batte nessuno.
Ve ne sono centinaia che si susseguono nelle strade di accesso alla citta’,C’e’ di tutto:indicazioni di cliniche per cani e gatti, dentisti,trattorie,stocckisti di tessuti, concessionari di auto, e la fanno da padrone, le insegne delle confezioni cinesi.mancano soltanto l’indicazione delle ‘case di massaggio orientali, e i kebab,e siamo a posto! Ora in una citta civile i soli cartelli ammessi sono quelli di interesse turistico.(chiese-musei)l’indicazione del centro cittadino, polizia e ospedali.Niente altro.(Vedere le strade francesi e tedesche!) Mi viene il sospetto che dietro tutta questa ‘citta’-cartellonia’ ci sia dietro un grande ‘business’ o no ? bah…vedremo…
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