L’INDISCRETO/Le contraddizioni del Pd frenano l’affondo nella spaccatura tra Lega e Udc che mina la maggioranza di Cenni
7 Febbraio 2010Si vive quasi un effetto di disorientamento a transitare nei dintorni del Partito Democratico di questi tempi. Le crescenti contraddizioni nel campo del centrodestra vengono scarsamente approfondite, con il rischio di circoscrivere a piccole scaramucce interne le due visioni contrapposte all’interno della giunta sull’immigrazione, fra l’ala securitaria che reputa impossibile venire a patti con la comunità cinese e l’ala integrazionista, che vede l’accordo, invece, come l’unica strada percorribile. Fatta eccezione per un paio di interventi nel consiglio comunale straordinario di giovedì scorso, dedicato al tema della sicurezza, il Pd non ha ancora spinto il sindaco a chiarire a quale delle due tesi bisogna dare credito, ovvero se l’amministrazione comunale crede fino in fondo nella linea dell’integrazione o se il verbo prevalente deve essere quello delle blitz ad esaurimento illegalità economica.
Come è stato flebile finora l’impegno democrat nello scoperchiare le divisioni fra le posizioni ed i toni rustici della Lega Nord ed il centrismo dialogante dell’Udc, specialmente in seguito allo scambio di accuse della settimana scorsa, che ha toccato punte di rara asprezza fino a tracimare nelle critiche al vescovo Simoni ed alla successiva richiesta di un “chiarimento” all’interno della coalizione Cenni. Ha provato a muoversi Nicola Oliva, come consigliere comunale e responsabile del settore economia, ma nessuno del Pd l’ha seguito, nonostante la scelta del partito di Casini di sganciarsi dal Popolo della Libertà alle elezioni regionali come in provincia e con un quadro nazionale di sostanziale rottura, porrà l’Udc sempre più nelle prossime settimane di campagna elettorale su posizioni distinte dal duo Pdl-Lega con inevitabili contraccolpi anche nei rapporti nella maggioranza comunale.
Il solito Oliva, nel convegno di ieri mattina sul futuro del distretto pratese, ha provato a rilanciare l’amo parlando di una giunta di “destra-centro” per descrivere uno sbilanciamento che “crea difficoltà all’Udc a stare nella maggioranza”, ma l’accoglienza è stata freddina. E qui, il campo del disorientamento aumenta se si considera l’impianto culturale proposto da Oliva e dal relatore della mattinata, l’esperto di politica economica dei democratici americani Andrew Spannaus: un roosveltismo fatto di rilancio delle infrastrutture, di deficit spending al posto dei tagli agli sprechi nei periodi di crisi, il progresso industriale da preferire all’ambientalismo. Con il corollario di alcune proposte dall’imprinting fortemente liberal, come la legge sul credito produttivo per sostenere con il credito agevolato, erogato da una banca pubblica, i settori produttivi e la separazione delle attività speculative dalle banche ordinarie mediante un nuovo Glass-Stegall Act.
“Ognuno porta il suo contributo” è stata la replica del deputato Antonello Giacomelli, interpretata da molti come una presa di distanza tanto dalle idee roosveltiane quanto dal segnale di disponibilità verso i disagi dell’Udc, e da custode pratese del rito franceschiniano quest’ultimo fatto non dovrebbe sorprendere. Il suo collega di scranno, Andrea Lulli ha preferito concentrarsi sulla sperimentazione lessicale “sono un vecchio industrialista, poco incline all’ambientalismo”. E sul diritto tributario applicato alla riforma fiscale “non escludo un trasferimento del carico fiscale verso la tassazione indiretta”, idea tradizionalmente più cara a chi vuole ridurre la progressività delle imposte che alle forze di sinistra. Confermando, però, il silenzio ed il connesso disorientamento sull’orientamento economico del Pd – sostiene o rigetta l’impostazione proposta dal suo responsabile di settore, Nicola Oliva? – e sulla questione Udc. In quest’ultimo caso la tesi più accreditabile è che i democratici pratesi dentro e fuori dalle istituzioni siano in attesa di istruzioni dal segretario nazionale Bersani, per capire se i centristi dovranno essere considerati possibili alleati, invece che eterni avversari. E nel frattempo la maggioranza in comune continua a passare sui media per uno schieramento omogeneo.
Carlandrea Adam Poli













Il PD di Prato è già dalla fine della prima legislatura Mattei che è assente sul territorio e si muove per inerzia…..non è questa una novità che i consiglieri comunali facciano quello che hanno sempre fatto: niente
“Anteporre il progresso industriale all’ambientalismo”: brrrr…, mi vengono i brividi. Meno male non s’accordano Udc e Pd! Che poi Lulli sia un fior di antiambientalista lo sappiamo da un pezzo…
E che dire del DOTTO Consigliere Oliva, non peso sia proprio 100% extra vergine
eh caro C.A.P, i tuoi resoconti sono un filino di parte, mi pare! Ho seguito il consiglio comunale sulla sicurezza ( poi in realtà , si è parlato piu’ d’immigrazione ..) Il Sindaco ha ribadito con chiarezza da che parte stà: legalità ( senza sconti…consolari!) ed inclusione. E cosi’ Silli, Mondanelli, e lo stesso Milone ha paralto di non credere che ci si riesca ..ma non di rifiuto a provarci.Le uniche voci “per la ipotesi uno”, come la chiami tu, sono venute dai consiglieri leghisti. NE’ quelli del PDL nè l’UDC li hanno seguiti..Quindi, sarebbe come dire che la politica del Centrosinistra la fanno gl’interventi di Donzella o della Ferrara..La maggioranza in comune non appare sui media, E’ sostanzialmente omogenea. Un po’ fazioso il tuo commento, no???
per unolibero: direi che gli editoriali servono a questo e il suo commento ne è la riprova.
Che le difficoltà ci siano, lo si capisce da un certo IMMOBILISMO nella progettualità della Giunta su temi cruciali per PRATO: Ospedale? Officina Giovani? Sistemi energetici alternativi? Sostegno ai lavoratori (che fine hanno fatto i colossali progetti di REIMPIEGO?!?)? Partecipazione civica (e non solo incontri con…nel dopocena) ?
L’ACCANIMENTO sulla questione sicurezza, con ben 3 assessori + sindaco impiegati ormai continuativamente su questo ambito NON HA neanche prodotto grossi risultati in termini di INVIO di agenti da parte del Ministro (appena 20 in confronto ai 47 di 2anni fa!) e getta solo discredito sulla città.
Bando alla beghe locali.
Il convegno di ieri è stato seguito anche da fuori Prato, da chi apprezza le proposte del democratico americano Lyndon LaRouche, l’unico economista che ha previsto questo crac finanziario e la conseguente crisi economica globale.
Si deve precisare che:
1) “progresso industriale da preferire all’ambientalismo” significa che noi, senza dominio (della tecnica) sulla natura, non possiamo nemmeno sistemare i problemi ambientali che vengono rilevati (alcuni dei quali, d’altra parte, sono falsi, come quello del cosiddetto ‘riscaldamento globale’), e che occuparsi della gestione dell’ambiente non significa abbracciare le tesi maltusiane che sottendono ai ‘movimenti’ come il WWF o Greenpeace, o ai vertici come quelli lontani del Cairo e di Rio e il recente di Copenhagen;
2) il “credito produttivo erogato da una banca pubblica” assieme ad un “nuovo Glass-Steagall” non sono affatto misure “liberal”, in quanto si rifanno più precisamente al ‘sistema americano di economia politica’, la cui eredità passò nelle mani di Franklin Delano Roosevelt e – in parte – di John Fitzerald Kennedy. Se, invece, con “liberal” si intende dire “progressista”, diremo che queste proposte, significando un ritorno della sovranità monetaria al potere rappresentativo, sono più che meramente progressiste, cioé rivoluzionarie.
Quel che il PD nazionale dovrebbe fare sarebbe una grande autocritica: alcuni suoi esponenti di spicco furono avvertiti per tempo dell’arrivo di questa crisi globale, mentre gli ‘economisti di professione’ ancora ci prospettavano secoli aurei di ‘finanza creativa’ condita con una pietesita ‘attenzione per il sociale’.
Senza ergersi sopra la storia, non possiamo capire che cosa stia accadendo a livello globale, né perché la maggioranza dei falliti che continuano ad occupare gli ‘scranni del potere’ lodino misure di salvataggio che non stanno promettendo affatto il bene dell’umanità intera, ma soltanto di una ristretta fetta di speculatori.